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Ecuador 2007

Latitudine 0

A dicembre una delle mete classiche del pellegrinaggio canoistico, é l’Ecuador, un piccolo paese poco piú grosso della Gran Bretagna che giacce sull’equatore ed ha al suo attivo primati da capogiro per la presenza di una grandissima varietá di piante e animali, superiori in numero alle speci presenti nell’intera Europa dallo stretto di Gibilterra alla Siberia. In effetti l’Ecuador pur nella sua limitata estensione territoriale, comprende una gran varietá di aree geografiche: la costa, le Ande e l’Amazzonía.

E il nostro viaggio non poteva che iniziare con la migliore dellebenedizioni ovvero una coincidenza piu’ unica che rara. Sabato mattinaci lasciamo una una gelida New York sotto zero, sotto la neve e sottoil ghiaccio con destinazionione Quito, via Miami. E chi ti incontriamoqui?? 3 donzelle di ritorno dalla Jamaica: Sabri, Susa e Betta. E’evidente che la vacanza e’ partita col piede giusto!


FLOTA PELILEO e FORESTE
Dopo aver dormito una notte a Quito, domenica mattina siamo partiti col bus della FLOTA PELILEO, per Tena. La strada che porta all’allegra cittadina, si inerpica su per le Ande e si vedono i lama pascolare sulle alture del Paramó (dove non cresce che una vegetazione minima di erbe e piccoli arubsuti, per via dell’altitudine). Oltrepassata Papallacta (famosa per le sue terme), si comincia a ridiscendere nella delicatissima Tropical Cloud Forest, una foresta tropicale rarissima che genera e attrae le nuvole (ditemi voi se non é un posto onirico!). La piante che la popolano, si nutrono infatti del vapore acqueo nebulizzato (nuvole) che esse stesse trasudano e generano, in un delicato ciclo continuo. La strada prosegue passando per Baeza (che sta proprio sotto le nuvole della Cloud Forest), sinché dopo 6 ore raggiunge infine Tena e l’Amazzonía.

TENA
Tena é l’ultimo avamposto umano prima di questo tesoro verde smeraldo che é la foresta amazzonica. E’ una cittadina piacevolissima e sorge a cavallo di due fiumi che si uniscono poco prima della trafficatissima passerella pedonale, cuore pulsante dell’allegro villaggio amazzonico. Cani giocherelloni, pasciuti e bambini ridanciani l’animano con un calore che é mitigato solo dagli sporadici tempolari giornalieri. La sera ci sono diversi graziosi ristorantini in cui cenare, molti dei quali con terrazze sul fiume.
A Tena in questa stagione (dicembre-febbraio) ci sono piú canoisti che zanzare! Nell’ostello dove abbiamo dormito noi, su 12 stanze, 10 erano occupate da canoisti. C’era il team Piranha USA, un gruppetto di 5 ragazzi, con cui peró non é sboccata una particolare sintonia; un gruppo di svizzeri/austriaci e qualche altro ragazzo. Tuttavia ci sono talmente tanti fiumi in zona, che in acqua non ci siamo praticamente mai incontrati.

I FIUMI di TENA
IL MISAHUALLI. Il lunedi’ mattina armati di due canoe affittate e di un discreto kit di sopravvivenza con prontosoccorso, pagaia di scorta, cambio di vestiti, coperta termica, pillole per depurare l’acqua, corde, moschettoni, antizanzare ecc. (il manuale delle giovani marmotte é stata una pietra miliare della mia infanzia!), ci siamo fatti portare dall’impeccabile Luis all’imbarco dell’upper Misahualli. Luis é stato il nostro autista per tutto il tempo trascorso a Tena e devo dire che in 10 anni di scarrozzamenti di kayakeros, ha maturato una conoscenza dei tempi e costumi canoistici, impareggiabile!

Confesso che questo primo giorno Cristiano presentava un discreto livello di sbattimento (come testimoniato da alcune foto). Essere solamente in due (di cui una io!) su fiumi che attraversano la foresta, crea in effetti un certo livello di ansia... nelle persone assennate. Essendo invece io abbastanza nota per la mia incoscienza, sprizzavo gioia e serenitá da tutti i pori!
L’upper Mis é un bel creek continuo di circa 4 ore. La prima oretta è un III-IV; poi iniziano passaggi piú complessi e poi si alternano rapide di III e rapide di IV, senza interruzione, senza sosta, in un paesaggio magnifico. Purtroppo non ho molte foto del Mis in primo luogo perché ci siamo fermati assai raramente e poi perché, quando ci fermavamo, era per scoutare i passaggi piú impegnativi, sicché la mia attenzione era rivolta piú alla sopravvivenza che all’obbiettivo fotografico!

YONDACHI. Il giorno seguente abbiamo disceso il Lower Yondachi, il piú bello dei fiumi fatti a Tena. Ci abbiamo impiegato quasi 7 ore. Mezza giornata immersi nella foresta meravigliosa, con le foglie gigantesche di piante tropicali che traboccavano dalle rive. Liane delicate e radici tortuose, si tuffavano nel fiume da ogni dove e si intrecciavano come arabeschi, creando un paesaggio stupefacente. Il lower Youndachi é stato molto faticoso ma assolutamente indimenticabile!

RIO NAPO o JATUNYACU. Questo é il fiume che mi é piaciuto di meno perché l’ambientazione non é spettacolare quanto i creeks precedenti e le rapide sono poca cosa (II-III di acquona). É stato comunque ideale per recuperare le forze. Lungo le sue sponde si incontrano numerosi cercatori d’oro. Di pepite noi peró non ne abbiamo trovate!

LOWER MIS. Il nostro ultimo giorno a Tena abbiamo dovuto scegliere tra l’Upper Youdachi e il Lower Mis. Io mi ero fissata col lower Mis e ho fatto carte false per convincere Cristiano a farlo. E indovinate un po’? L’abbiamo fatto, naturalmente! Devo dire che tutto sommato non mi ha entusiasmata, perché era un po’ sporco (soprattutto rispetto all’acqua cristallina degli altri fiumi) e poi le rapide non erano numerose come mi aspettavo. Tuttavia una volta nella vita merita. Faticosissimo il trabordo sulla famosa Casanova Falls, una rapida enorme che normalmente si trasborda ma cambia molto spesso e ci sono anche anni in cui é percorrebile (purtroppo non questo).

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BAEZA (Rodrigo, Gina e il Jugo de Mora)
Siamo arrivati che ormai era notte; del resto all’equatore fa luce alle 6 di mattina ma alle 6 e 30 di sera, é buio pesto. Ad accoglierci radioso, c’era Don Rodrigo che ha trasformato la sua casa in un confortevole ostello. Anche qui un discreto gruppo di canoisti, animava la minuscola e molto tranquilla cittadina. Chi é stato (o mai andrá) a Baeza conosce senz’altro il mitico ristorante GINA, tappa obbligata nel tragitto Quito-Tena. Da Gina il piatto forte é la trota: trucha, frita, trucha empanada, trucha al vapore e trucha con jugo. Volendo si puó anche richiedere la trucha a la plancha (grigliata). Ah dimenticavo! C’é chiaramente anche la sopa de trucha y cebolla (zuppa) e i tajerin con trucha y verdura (noodles). In alternativa alla trucha c’é il pollo nelle stesse identiche varianti.
Ma la cosa per cui Gina merita almeno una stella Michelin, é il jugo de mora: un cremoso, acidulo, dissetante e squisito succo di more! C’é anche il batido de mora (ovvero frappé) ma poiché il latte utilizzato é latte di mucca puro appena munto (molto grasso), risulta troppo pesante.

Baeza sembra una minuscola frazione di montagna, che ne so: un Piode o anzi forse un Mollia dell’Ecuador. Il panorama é meno spettacolare dell’Amazzonía (anche perché le nuvole ricoprono quasi sempre il cielo) e mi ha ricordato un po’ la Svizzera (tante mucche e tanti pascoli, purtroppo terre sottratte alla foresta tropicale che ricopriva interamente questi pendii andini); la temperatura piú fresca. Eppure é coma la terra delle sirene di Ulisse: man mano che ci stai, finisci per non volertene andare piú. Sará il cibo della Gina!

I FIUMI DI BAEZA
IL QUIJOS
La Valle di Baeza é percorsa dal Quijos, un lugno fiume di 40 km con circa 7 sessioni di goduriose rapide pressoché initerrotte da scendere. Abbiamo recuperato un’altra GTX e una NECKY e il primo giorno abbiamo disceso il tratto del Quijos noto come Larry-Bombon (o Quijos 5-6-7). Favoloso! Rapidone di volume (III-IV) stupende con grossi ondoni e alcuni buchi davvero impressionanti.
In questo fiume giacciono da qualche parte (spero non sul letto del fiume ma comodamente adagiati su una roccia) un paio di occhiali Smith, smarriti dalla sottoscritta. Tante volte passaste da quelle parti... date un’occhiata!

IL COSANGA
Abbiamo poi disceso il Cosanga, bellissimo affluente del Quijos di IV/IV- continuo e spesso cieco. Abbaimo scoutato piú di una rapida e siamo scesi per circa 4 ore senza sosta, sbarcando al Ponte di Larry.

L’OYACACHI
Dopo aver stretto amicizia con una coppia di americani davvero fantastica, Kathy e Scott, abbiamo deciso di scendere insieme l’Oyacachi. Per fortuna eravamo in 4 a fare questo fiume. É stato il piú duro e il piú bello. Un IV+ + ininterrotto di 4 ore. Davvero meraviglioso.

ULTIMO GIORNO
L’indomani mattina di buon ora, abbiamo precorso ancora un tratto del Quijos (la parte alta), piuttosto duro. Siamo stati rapidi perché era tempo per tutti di proseguire il viaggio: chi verso Quito (noi e il team Piranha), chi verso Tena (Scott e Kathy). Non prima chiaramente.... di un ultimo jugo de mora!

A QUITO! QUITO! QUITO!! (chi andrá in Ecuador sentirá risunare spesso questo ritornello...)
Prima di prendere l’aereo, abbiamo anche avuto il tempo di visitare il centro storico di Quito. Assolutamente magnifico. Dichiarato patrimonio dell’umanitá dall’UNESCO, é stato completamente restrutturato e illuminato in un modo strepitoso. Una volta nella vita bisogna passeggiare di notte per Plaza Grande, Plaza San Francisco e soprattutto per Plaza Santo Domingo (a mio parere la più bella).



INFO E FOTO
Per info utili ad un viaggio canoistico in Ecuador: http://it.groups.yahoo.com/group/pagaiarosa/files  (sezione FILES forum pagaiarosa; Ecuador 2007).

Per documentazione fotografica integrale:
http://picasaweb.google.com/paminav/ECUADOR